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Di Second Life, oramai ne parlano anche i giornali nazionali come "Il Secolo XIX", "Il Resto del Carlino", "Il Giorno" e "La Nazione", ed è un fenomeno che nel mondo ha già coinvolto oltre tre milioni di appassionati del computer. Si scarica un programma sul proprio computer, si fa partire, e si viene collegati ad uno spazio tridimensionale in continua crescita, creato e regolato dai propri "residenti", all'interno del quale ci si può muovere ed interagire utilizzando un alter ego incredibilmente dettagliato. A perfezionare questa simulazione di vita reale contribuisce poi la possibilità di progettare e rivendere oggetti tridimensionali, possedere e gestire terreni, utilizzare denaro virtuale ed anche organizzare eventi. I dollari Linden (dal nome della casa produttrice di Second Life) possono essere convertiti in valuta reale, e questo significa in altri termini la possibilità di guadagnare soldi veri mediante operazioni commerciali portate a termine all'interno di questo sconfinato metamondo multietnico. Si, è vero, non va sottovalutato l'aspetto sociale di Second Life. Si può vagare per ore in questo cartone animato pieno di persone interessanti, visitando i luoghi più disparati, addirittura si possono contrarre matrimoni virtuali con altri "residenti", ma l'occasione non è passata inosservata alle grandi multinazionali che hanno già incominciato a colonizzare questo microcosmo dotato di una propria evoluta economia. Se Internet ha accorciato le distanze, restringendo di fatto il mondo reale, Second Life ha allargato oltre ogni immaginazione lo spazio virtuale. Il mondo adesso può essere creato e vissuto a propria immagine e somiglianza, scegliendo se costruire palazzi, fare lo stilista e creare una collezione di moda, diventare un giornalista, aprire un night club, realizzando i propri sogni e le mie aspirazioni in maniera straordinariamente verosimile, in una seconda vita che non tralascia la giusta dose di pubblicità, anima del commercio da qualunque parte dello schermo ci si trovi. La nuova vita digitale si vive su due piani dissociati ma intersecanti, sintomo di una schizofrenia tecnologica ancora tutta da documentare.
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