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753 aC – 476 dC

L'avventura dei nostri eroi stava concludendosi, il professor Einscarpein e Corrado, coadiuvati tutt'altro che formalmente dal fedele Bobi, riemergevano dalle nebulose temporali dirigendosi verso l'odierna Ostia quando Miriam Mafai sul quotidiano "La Repubblica" di sabato 31 marzo 2007 scriveva un articolo che sembrava essere parte del giornale di bordo coperto da uno strato di povere epocale ritrovato per caso in un anfratto quasi irraggiungibile di Podaria: "Puoi girare Roma quanto vuoi, con una guida del Touring o in compagnia di Goethe, Stendhal, James. Non conoscerai mai Roma se non ci sei nato, cresciuto, invecchiato o, nel caso tu non sia romano, se non avrai avuto il coraggio la pazienza e il tempo di attraversarla a piedi dal suo centro congestionato alla sua più lontana, disordinata o pretenziosa periferia". Roma si presenta nel suo pieno splendente cliché appena Corrado e la mamma scendono dal treno: un centurione ci immette subito nel mito, Cinecittà e la Dolce Vita, rievocata in questo caso dalla citazione del film americano "Vacanze romane" diretto nel 1953 da William Wyler, teneramente ed intrepidamente interpretato rispettivamente da Audrey Hepburn e Gregory Peck. In questo episodio dei Romani la figura femminile, interpretata dalla mamma di Corrado, approfondisce il legame tra lo scienziato e il bambino e mette in luce interessanti situazioni tra i due e la donna, superando il concetto freudiano del complesso di Edipo grazie all'Edipodismo. Anche Bobi, come abbiamo accennato, gioca un ruolo importante: è lui stesso che decide di entrare nella storia inseguendo volontariamente il treno verso Roma dopo che era stato lasciato inattivo da un'amica della mamma, Brigitte, una signora conosciuta in Costa Azzurra durante una vacanza con cui era rimasta in costante contatto. La storia di Roma in questo episodio viene vissuta attraverso la città di Ostia: è ad Ostia che la mamma e Corrado trovano casa, è ad Ostia che finisce l'episodio. Il professor Eincarpein, che si trovava a Roma non si sa quanto per caso ad arrotondare lo stipendio facendo da guida ai turisti, viene comunque subito calamitato nell'orbita dei suoi amici. Ostia, il porto dell'antica Roma vicino alla foce del Tevere, è, d'altra parte, tappa obbligata per chiunque visiti la Città Eterna. Tra le rovine si scopre che il legame tra passato e presente in questo luogo è realtà: "Un quadrangolo di quaranta negozi che fa cornice attorno a un cortile chiuso al traffico anticipa il principio delle moderne aree pedonali...", così scrive Ernest O. Hauser in "Da qui Roma salpò verso l'Impero" ("Selezione dal Reader's Digest", ottobre 1986). Ecco quindi che da città di mare Ostia si scopre città podistica. Lo stesso Enea, d'altra parte, mitico fondatore di Roma nell'"Eneide" di Publius Vergilius Maro alias Virgilio, prima di fondare Roma vinse alla corsa il fuoco dell'incendio di Troia ed approdò in questi luoghi. Il viaggio nello spazio-tempo dei Romani avviene attraverso l'ancor oggi misteriosa e affascinante Gola del Furlo, tramite la grande galleria romana aperta nel 76 dC dall'Imperatore Vespasiano entro la quale tuttora passa la strada Flaminia. È sopra l'Arco di Tito che avviene il primo approdo di Podaria. A proposito dell'Arco di Tito il professor Einscarpein afferma che questo fu costruito dallo stesso Vespasiano come omaggio al figlio Tito, ma si tratta di un'informazione non esatta, dove il professore abbia preso tale informazione non si sa. In effetti Tito Flavio Vespasiano, che succedette al padre Tito Flavio Vespasiano nel 79 dC (non è un errore, si chiamavano allo stesso modo, meno male che il padre lo chiamarono soltanto Vespasiano e il figlio soltanto Tito), regnò per soli due anni, ed anche se l'Arco fu costruito dopo la sua morte ad opera del Senato, forse fu un'idea del padre o forse, com'è probabile, il padre non ideò proprio niente. Vespasiano nacque e morì a Rieti nella Sabina e nel racconto troviamo un nesso ed un omaggio a Lucio Battisti che mise in relazione podismo e leggerezza dell'amore cantando in Perché no "...e tornare a casa a piedi dandosi del lei". Essendo Roma una Città Eterna inserita in una Storia Infinita, il professor Einscarpein per muoversi con maggiore abilità prova a sostituire l'uso eccessivo di Podaria con il cronocomando, una specie di telecomando per governare il tempo senza intaccare lo spazio, ma si accorge ben presto che l'attrezzo non è adeguato alla realtà, ovvero lo spazio-tempo, ed assomiglia ai tentativi di sostituire l'automobile con gli scooter, apprezzabili ma non utili a risolvere il problema del traffico nei grandi centri cittadini. Il viaggio è fatto da grandi balzi avanti e indietro confermando che conoscere Roma assomiglia a conoscere la vita, il "Non conoscerai mai Roma" di Miriam Mafai va di pari passo con "Living is like tearing through a museum" ("Vivere è come passare attraverso un museo") di Audrey Hepburn (sta in "How to be lovely" di Melissa Hellstern, Penguin Group, maggio 2004): non si può capire tutto, portare via tutta la bellezza, si può solo cominciare ad assorbire vedendo, ricordando, leggendo e pensandoci sopra in seguito. Durante il viaggio si incontrano, casualmente ed in senso non lineare dal punto di vista storico, gente come Romolo e Remo, Cornelia, Giulio Cesare, e Costantino. Quello che interessa ai nostri eroi è comunque non la storiella edificante dei vari oleografici personaggi, ma, come si sa, il rapporto primario tra la storia di Roma e il podismo. La scoperta è sensazionale e inaspettata: Roma nacque podalica (leggere per credere), nacque per una corsa sbagliata (ricorda l'invenzione casuale del vetro ad opera di mercanti fenici). L'Impero Romano d'Occidente, a seguito delle invasioni barbariche scomparve nel 476 dC ma i nostri eroi preferiscono rimandare l'incontro con il signor Odoacre ad altro possibile futuro episodio. Le date più recenti sono quelle del 16 gennaio 309 dC (papa Marcello martire dell'Imperatore pagano Massenzio) e del 312 dC quando Costantino batte Massenzio ed il Cristianesimo diventa religione ufficiale ("In hoc signo vinces"). Il professor Einscarpein propone San Marcello come patrono dei podisti (16 gennaio), ma senza impegno, si sa: non è compito suo, si tratta di un'idea soltanto ("Date a Cesare quel che è di Cesare"). Si conosceranno le motivazioni dopo la lettura del fumetto. Abbiamo detto che l'episodio dei Romani finisce ad Ostia. Se pensate che Ostia abbia una relazione con il podismo solo grazie a quanto detto fino ad ora vi sbagliate. Ostia viene dal latino "ostium" che significa "bocca" (bocca del fiume): non è forse vero che i bebè mettono i piedi in bocca prima ancora di usarli per camminare (da cui il famoso detto "Ciucciati il calzino")?

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