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VI secolo - 1797

La scintilla per questo viaggio nello spazio tempo degli Schiavoni parte dalle radici della nostra saga, che si distendono fino al gennaio 1995, infatti le prime due pagine del primo episodio, La Preistoria, appaiono nell’inserto del mensile cartaceo Podismo chiamato Podismo Kid. Il punto di contatto tra le radici e la pianta, rappresentata dai dieci episodi già pubblicati, è la sede della scintilla di questo undicesimo episodio. Il linguaggio del fumetto di Via col tempo non è standard. Il metodo usato per fare ricerca scientifica e storica, letteraria e archeologica, è lo stesso che viene usato dall’autore di questo fumetto e il fatto che si continui a chiamare fumetto è come una maschera che copre un contenuto coerente ricco di humour e di ingenuità se si vuole. La stessa ingenuità del bambino che esclama “Il re è in mutande!”. Questa storia si incrocia d’altra parte con l’uscita di Microsolchi dell’arte. Viaggio a cavallo dei secoli XV e XVI attraverso l’opera di Giuliano Presciutti (2019), opera dello stesso autore di Via col tempo, Massimo Presciutti. Il fatto che tale volume, un romanzo storico artistico illustrato, sia reperibile alla Princeton University Library ci ricollega facilmente al professor Einscarpein anche se indirettamente reindirizzato da Albert Einstein (Ulm 1879 - Princeton 1955) che a Princeton, com’è noto, insegnò fisica negli ultimi anni della sua eccezionale vita che ivi terminò. Questo viaggio nei secoli XV e XVI alla ricerca di radici familiari che tenevano nascoste bauli di conoscenza e di curiosità è stato ventennale, di conseguenza, parlando di Via col Tempo si può dire che le pagine di appunti su tanti moleskine procedevano di pari passo con le avventure di Corrado, del professor Einscarpein, di Bobi e degli altri importanti personaggi del fumetto podistico. La scelta degli Schiavoni, nome derivato dal latino Sclavi con cui furono designati gli Slavi fin dal VI secolo (Treccani), storicamente localizzati tra il VI secolo e il 1797, anno del trattato di Campoformio, che segnò la fine della Repubblica di Venezia, di cui gli Schiavoni costituivano le proprie truppe speciali, viene da una semplice frase di Luigi Servolini (Livorno 1906 - Livorno 1981) nel suo libro Le famiglie di pittori fanesi del Cinquecento Morganti Presciutti (1960): “I Presciutti, sembra di origine schiavonia, (…)”. I nostri eroi, uniti ad altri personaggi incontrati, perduti e/o ritrovati, intraprendono un viaggio davvero ampio dove viene perlustrato quello che viene chiamato il Rinascimento Adriatico e, partendo da Venezia, facendo tappa in Croazia, attraversando il mare, sostando nelle Marche con puntata a Roma sciolgono mirabilmente la trama della storia a Firenze. Alla tenuta della trama, strettamente connessa alle teorie sul podismo di Alpied Einscarpein, contribuisce il pittore Andrea Meldolla (Zara 1510/1515 - Venezia 1563), detto lo Schiavone, contemporaneo di Giuliano Presciutti, che infatti in questa storia compare, nelle Marche, dove incontrerà suo nonno, proveniente dalla Schiavonia dopo essere stato prelevato su Podaria dai nostri eroi. Andrea Meldolla entra in scena nelle prime pagine cadendo da cavallo come San Paolo sulla via di Damasco convertendosi così al podismo. In realtà la scena della caduta da cavallo riprende un quadro dello stesso Schiavone, La conversione di San Paolo, Fondazione Querini Stampalia, Venezia. In questo racconto più di una volta lo Schiavone entrerà e uscirà dalle proprie opere di corsa. Tra i personaggi della storia troviamo anche dei contemporanei, come conseguenza della particolare elasticità spazio temporale di questo episodio. Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, accoglierà a Firenze i nostri viaggiatori del tempo e mostrerà loro, nella finzione, un’opera di Buonarroti il Berlinghiero, che altri non è, visto si tratta della macchina combinatoria figurata con le immagini di Antonio Putti tratte da Dizionario enciclopedico intuitivo figurato (1862, Accademia della Crusca 1994), che Berlinghiero Buonarroti che tra l’altro ha scritto una delle due introduzioni a Microsolchi dell’arte, L’humour di Massimo Presciutti. L’altra introduzione, Massimo Presciutti archeologo del presente è della museologa marchigiana Giuliana Pascucci, anche lei presente nella storia, la troviamo esattamente al Museo delle Carrozze del Museo Buonaccorsi, dove lei è istruttore direttivo. Una delle carrozze del museo nella storia si trasformerà in Carrozza del tempo, macchina che lo Schiavone userà disinvoltamente nella sua, volendo citare Paolo Volponi (Urbino 1924 - Ancona 1994), Strada per Roma.

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