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Storielle di corsa

 La sezione "Storielle di corsa" è aperta a tutti coloro che volessero collaborare con racconti, fiabe, novelle o piccole storie purché ambientate nel mondo della corsa a piedi, della camminata o dell'escursionismo. Non ci sono limiti di lunghezza, né minima né massima e qualsiasi tipo di racconto va bene: dalla fantascienza alla storia di vita vissuta, dal racconto fantasy alla storia romanzata. Sottoponeteci quindi il vostro racconto inviandolo con un messaggio di posta elettronica: le migliori opere saranno pubblicate. 


 Adesso ti stacco - Milano centro: ore 13.30, tempo limpido e temperatura mite. È il momento di un buon allenamento. Dopo due rapide stirate mi avvio verso la zona di partenza, e intanto penso, oggi che si fa? Guardo l'orologio. Il tempo è poco e decido per un programma rapido: un po' di variazioni di ritmo sui 500 metri alternando 500 metri a 4 minuti e 500 metri a 5 minuti.
 Niente sesso, siam podisti - Un amore sboccia così, all'improvviso. Senza tanti ma e altrettanti perché. Un attrazione violenta e repentina che ti toglie il respiro, quasi come il rush finale di un cinquemila tirato. È accaduto così anche a noi, caparbi amanti quotidiani dello sforzo fisico prolungato, portatori di chissà quali messaggi alla gente che ci guarda passare fra lo scettico e l'incredulo da anni.
 Una corsa nelle retrovie - "Ciao Giulia, per favore, oggi dovresti fare la scopa". Così mi accolse il responsabile delle gare di podismo Gau, in una bella ed assolata giornata di marzo. Fare la "scopa" significa seguire ed accompagnare all'arrivo l'ultimo concorrente. Non l'avevo mai fatto: in tanti anni di podismo amatoriale avevo sempre corso nel gruppone.
 I quattrocento metri più lunghi del mondo - "I quattrocento metri più lunghi del mondo". Così definì la prima corsia di una pista di atletica Alberto Juantorena, El Caballo, cubano, campione del mondo e olimpico sui 400 metri piani. Questa definizione mi venne alla mente quando fui informata che, con la tessera della mia squadra, si poteva accedere gratuitamente alle piste di atletica di tutti gli impianti sportivi della città.
 Storie di corsa (e di animali) - Anche oggi io (Valerio detto "Ferodo" per la capacità di rallentare il passo a tutti i compagni di allenamento) e l'amico Mirko (detto "Crono" per la puntualità con la quale arriva sempre in ritardo rispetto all'ora fissata), siamo usciti a fare una corsetta qui nei boschi intorno.
 La vendita delle indulgenze - Mia zia Dina compie ottant'anni quest'anno. Guida ancora, con una certa disinvoltura, la sua vecchia Y10 rossa, ma solo in prima e seconda, perché in terza "la va massa forte". Nubile, altruista, sempre disponibile, non è mai stata una campionessa in cucina. A parte per il tiramisu.
 Un cappuccino e un pezzo - C'è un paesino di fiaba sulla riva del torrente, con le sue case rustiche dai muri in pietra serena, aggrappato ai fianchi della vallata. L'avrò mai il tempo di tornare a vederlo, senza fretta, per godermelo tranquillamente? Quanti altri paesi, quanti altri orizzonti, quanti boschi ho visto alle marce troppo rapidamente!
 L'aria della Garfagnana - In Garfagnana ebbero inizio le prime marce non competitive. Le inventò Ludovico Ariosto, governatore a Castelnuovo ed iscritto al Club Ducale degli Estensi. A quel tempo il campo di gara delle marce era un po' aspro e selvaggio, con qualche brigante e qualche teppista di troppo.
 La visione - Era sulla torre più alta, intorno aveva un alone di luce e sorrideva. Vi giuro che quella visione mi ha dato la forza di percorrere gli ultimi due chilometri. Chissà perché è apparsa proprio a me, che non sono nemmeno tanto credente, forse avrà voluto lanciare un messaggio. Vi immaginate? Un messaggio della Madonna ai podisti!
 Il tempo - Tutto era cominciato per gioco quella mattina: "Dai Gino prendimi!". Irene si era lanciata di corsa e Gino, accettando la sfida si era gettato all'inseguimento. "Prendimi pigrone, hai messo su pancia e non ce la fai, scommettiamo che arrivo al boschetto prima di te?". In effetti Gino era un po' in affanno e non ce l'avrebbe fatta a raggiungere Irene che era agile e snella tanto da sembrare una gazzella.
 E poi ho incontrato quella vecchina col cane - Ho ripreso piano piano a corricchiare dopo quattro mesi di stop forzato. La paura che si rifaccia sotto il male c'è, ma di più comincia ora a pesare la constatazione che il tempo di immobilità (dal punto di vista correreccio) mi faccia ricominciare tutto da capo, e mi pesa un bel po' dover ricominciare tutto.
 Canzoni casuali - Come ai vecchi tempi sulla strada, io e la musica a manetta nelle orecchie! Imposto "Canzoni casuali" e... mi parte Pippi Calzelunghe. Ok. Usavo il cellulare per fare addormentare mia figlia ed ora le canzoni degli Iron Maiden sono state un po' sostituite. Supererò questo purgatorio, lo supererò e sotto la doccia canterò a squarciagola "I will survive" di Gloria Gaynor.
 Altro che il giardino sotto casa - Quella mattina credevo di potermene restare come tutte le sante domeniche mattina, a dormire, accucciato lì, ai piedi del letto, e invece sono stato svegliato alle sette e mezzo! Mi hanno infilato una maglina, fatta apposta per me, che era uguale a quella che indossa il mio Padrone, e fra le risate di tutta la famiglia, mi hanno caricato in macchina.
 Il Fontegno del Gino - Febbraio, correva l'anno 1950, la guerra era finita da poco. Il Gino si era accostato alla piccola finestra che dalla piazzetta di Cireggio s'affaccia verso la ripida salita che porta alle Quarne ed alla Madonnina. Nuvoloni bigi sullo sfondo e nell'aria secca, palpabile ed imminente l'arrivo della neve.


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